Hai tempo fino alle 00:33 per completare il tuo acquisto

Il caso Tandoy
Il caso Tandoy
RECUPERO STAGIONE TEATRALE 2019-2020
DAL 21 al 30 OTTOBRE 2022
GIANLUCA GUIDI
GIUSEPPE MANFRIDI con la partecipazione di GAETANO ARONICA
“IL CASO TANDOY”
Scritto e diretto da Michele Guardì
PERSONAGGI E INTERPRETI
Gianluca Guidi Autore
Giuseppe Manfridi Procuratore della Repubblica
Ivano Falco Primario Ospedale
Caterina Milicchio Vedova Commissario
Roberto iannone Commissario
Barbara Bovoli Moglie del primario
Matteo Montalto Segretario Procuratore
Noemi Esposito Moglie dell’Autore
Antonio Rampino Assassino del Commissario
Scritto e diretto da Michele Guardì, da anni una delle firme più prestigiose della
Televisione Italiana, già autore e regista del musical sui Promessi Sposi che per due
stagioni ha riempito i grandi teatri italiani, “Il caso Tandoy” si preannuncia come
l’evento teatrale della stagione per l’attualità dei temi trattati e per l’originalità della
struttura nella quale il racconto spazia a volte sorprendentemente dal dramma a
momenti di inaspettata comica leggerezza.
Lo commedia parte dalla intenzione di un Autore di mettere in scena uno degli errori
giudiziari più clamorosi degli anni sessanta legato all’assassinio di un Commissario di
Pubblica Sicurezza ucciso in pieno centro mentre, sottobraccio alla giovane e
bellissima moglie stava per rientrare a casa.
L’indomani sarebbero dovuti partire per Roma, dove il Commissario era stato
trasferito per una promozione.
Convinto che il delitto fosse volto a fermare quella partenza, il Procuratore incaricato
delle indagini fa arrestare l’amante della donna, il primario dell’Ospedale Psichiatrico
della città, appartenente ad una delle più famiglie più in vista dell’Isola e fratello di un
potente uomo politico per anni Presidente della Regione.
Questa prima fase della storia viene raccontata con il confronto-scontro tra i
Protagonisti della storia e l’Autore costantemente in scena che teatralmente fa uscire
i personaggi, stanchi e scontrosi, dalle cronache dei giornali che ha conservato in
mansarda, suo luogo preferito per i momenti di creatività.
Sono giornali che, assecondando e qualche volta precedendo il Procuratore, si
accaniscono sugli aspetti scandalistici della vicenda infittita da maldicenze a sfondo
sessuale nella quale si arriva incredibilmente ad ipotizzare che dietro l’assassinio del
Commissario possa addirittura esserci un rapporto di “tribadismo”, come lo definisce
con sprezzante termine tecnico il Procuratore, tra la moglie del Commissario ed la
moglie del Primario suo amante.
Fissato sin dall’inizio sul delitto passionale, escludendo qualsiasi altra pista, senza una
prova e appoggiandosi solo su improbabili indizi, il Procuratore tiene in carcere per
mesi il Primario, due presunti esecutori materiali e persino la Vedova ad un certo
punto accusata di avere concorso all’assassinio il marito e perciò di essere complice
dell’ amante principale indiziato.
La corte di Assise, chiamata a giudicare, due anni dopo farà giustizia assolvendo tutti
“per non avere commesso il fatto”.
Quando il giallo sembra chiuso senza un colpevole arriva il colpo di scena, dai giornali
usciti otto anni dopo il delitto, si affaccia un carrettiere malandato, che si presenta
come l’esecutore del delitto.
A scoprire la verità era stato un valente Magistrato, arrivato dalla Capitale per riaprire
le indagini e che non aveva avuto riserve a rendere pubblici certi intrighi della vittima
con la malavita della provincia.
Il processo che sarà celebrato a Lecce per legittima suspicione si concluderà con dieci
ergastoli.
Tutti in galera? Nemmeno uno.
Quando, a quindici anni dal delitto, la Cassazione confermerà la sentenza, i
condannati saranno scomparsi. Chi perché fuggito in America, altri perché nascosti
chissà dove, uno perché si era impiccato in carcere e due perché morti di cause
naturali.
Unico finito in galera l’esecutore materiale, che era stato condannato “solo” a
trent’anni in quanto, essendosi prestato al delitto dietro compenso di una povera
somma della quale aveva bisogno per sopravvivere, gli era stato riconosciuto lo stato
di necessità.
Quando, in chiusura della commedia, l’Autore lascerà raccontare ai protagonisti
coinvolti nella prima fase delle indagini la propria incredibile verità, il Primario
esprimerà il suo parere sul “caso” mostrando la lapide che aveva fatto affiggere
all’ingresso del manicomio quando, dopo anni di ingiusta gogna, era stato reintegrato
da innocente nel ruolo di direttore sanitario del manicomio: “QUI NON TUTTI CI SONO
E NON TUTTI LO SONO”.
Il sipario cala proprio su quella lapide!
RECUPERO STAGIONE TEATRALE 2019-2020
DAL 21 al 30 OTTOBRE 2022
GIANLUCA GUIDI
GIUSEPPE MANFRIDI con la partecipazione di GAETANO ARONICA
“IL CASO TANDOY”
Scritto e diretto da Michele Guardì
PERSONAGGI E INTERPRETI
Gianluca Guidi Autore
Giuseppe Manfridi Procuratore della Repubblica
Ivano Falco Primario Ospedale
Caterina Milicchio Vedova Commissario
Roberto iannone Commissario
Barbara Bovoli Moglie del primario
Matteo Montalto Segretario Procuratore
Noemi Esposito Moglie dell’Autore
Antonio Rampino Assassino del Commissario
Scritto e diretto da Michele Guardì, da anni una delle firme più prestigiose della
Televisione Italiana, già autore e regista del musical sui Promessi Sposi che per due
stagioni ha riempito i grandi teatri italiani, “Il caso Tandoy” si preannuncia come
l’evento teatrale della stagione per l’attualità dei temi trattati e per l’originalità della
struttura nella quale il racconto spazia a volte sorprendentemente dal dramma a
momenti di inaspettata comica leggerezza.
Lo commedia parte dalla intenzione di un Autore di mettere in scena uno degli errori
giudiziari più clamorosi degli anni sessanta legato all’assassinio di un Commissario di
Pubblica Sicurezza ucciso in pieno centro mentre, sottobraccio alla giovane e
bellissima moglie stava per rientrare a casa.
L’indomani sarebbero dovuti partire per Roma, dove il Commissario era stato
trasferito per una promozione.
Convinto che il delitto fosse volto a fermare quella partenza, il Procuratore incaricato
delle indagini fa arrestare l’amante della donna, il primario dell’Ospedale Psichiatrico
della città, appartenente ad una delle più famiglie più in vista dell’Isola e fratello di un
potente uomo politico per anni Presidente della Regione.
Questa prima fase della storia viene raccontata con il confronto-scontro tra i
Protagonisti della storia e l’Autore costantemente in scena che teatralmente fa uscire
i personaggi, stanchi e scontrosi, dalle cronache dei giornali che ha conservato in
mansarda, suo luogo preferito per i momenti di creatività.
Sono giornali che, assecondando e qualche volta precedendo il Procuratore, si
accaniscono sugli aspetti scandalistici della vicenda infittita da maldicenze a sfondo
sessuale nella quale si arriva incredibilmente ad ipotizzare che dietro l’assassinio del
Commissario possa addirittura esserci un rapporto di “tribadismo”, come lo definisce
con sprezzante termine tecnico il Procuratore, tra la moglie del Commissario ed la
moglie del Primario suo amante.
Fissato sin dall’inizio sul delitto passionale, escludendo qualsiasi altra pista, senza una
prova e appoggiandosi solo su improbabili indizi, il Procuratore tiene in carcere per
mesi il Primario, due presunti esecutori materiali e persino la Vedova ad un certo
punto accusata di avere concorso all’assassinio il marito e perciò di essere complice
dell’ amante principale indiziato.
La corte di Assise, chiamata a giudicare, due anni dopo farà giustizia assolvendo tutti
“per non avere commesso il fatto”.
Quando il giallo sembra chiuso senza un colpevole arriva il colpo di scena, dai giornali
usciti otto anni dopo il delitto, si affaccia un carrettiere malandato, che si presenta
come l’esecutore del delitto.
A scoprire la verità era stato un valente Magistrato, arrivato dalla Capitale per riaprire
le indagini e che non aveva avuto riserve a rendere pubblici certi intrighi della vittima
con la malavita della provincia.
Il processo che sarà celebrato a Lecce per legittima suspicione si concluderà con dieci
ergastoli.
Tutti in galera? Nemmeno uno.
Quando, a quindici anni dal delitto, la Cassazione confermerà la sentenza, i
condannati saranno scomparsi. Chi perché fuggito in America, altri perché nascosti
chissà dove, uno perché si era impiccato in carcere e due perché morti di cause
naturali.
Unico finito in galera l’esecutore materiale, che era stato condannato “solo” a
trent’anni in quanto, essendosi prestato al delitto dietro compenso di una povera
somma della quale aveva bisogno per sopravvivere, gli era stato riconosciuto lo stato
di necessità.
Quando, in chiusura della commedia, l’Autore lascerà raccontare ai protagonisti
coinvolti nella prima fase delle indagini la propria incredibile verità, il Primario
esprimerà il suo parere sul “caso” mostrando la lapide che aveva fatto affiggere
all’ingresso del manicomio quando, dopo anni di ingiusta gogna, era stato reintegrato
da innocente nel ruolo di direttore sanitario del manicomio: “QUI NON TUTTI CI SONO
E NON TUTTI LO SONO”.
Il sipario cala proprio su quella lapide!
Orari
Torna alla mappa
Posti
Seleziona un orario
I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.